Piazza della Libertà, 1 - Orte
Partenze visite guidate:
giovedì e venerdì: 15:15 - 17:00
sabato e domenica: 9:15 - 11:00 - 15:15 - 17:00
punto di ritrovo presso l'Ufficio Turistico
Per prenotazioni:
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visitaorte@gmail.com
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ORTE SOTTERRANEA

(testi a cura di Giancarlo Pastura)

Orte è un abitato che vanta una continuità di vita dalla fine dell’età del Bronzo (XII sec. a.C.) ai tempi odierni. All’interno della rupe che lo accoglie, nel corso di quasi 2500 anni di vita ininterrotta, sono state ricavate la rete di rifornimento idrico (cunicoli, cisterne, pozzi) e di evacuazione delle acque reflue, i magazzini, i depositi, le cantine, le stalle, le colombaie, alcuni vani di abitazione, i laboratori artigianali (per la lavorazione di lana e canapa), i lavatoi, le fontane, i triclini estivi, i vivai e i luoghi di delizie di giardini privati.
In un unico itinerario sono riuniti i luoghi di maggior richiamo turistico ed un servizio guide può condurre il visitatore alla scoperta di questi monumenti del sottosuolo urbano.

FONTANA IPOGEA
La fontana, nonostante i numerosi rimaneggiamenti ed i pesanti interventi di restauro subiti nel seicento, mantiene ancora in parte il suo aspetto originario; due colonnine marmoree sorreggenti una volta a crociera, ne inquadrano il fronte, costituito da un archetto su lesene all’interno del quale sgorga l’acqua.
Concepita come cisterna, probabilmente in età augustea in corrispondenza ad un fenomeno molto più ampio di monumentalizzazione dell’abitato, rappresentava il terminale del primitivo acquedotto che per lungo tempo ha rappresentato l’ unica fonte di approvvigionamento e deposito idrico pubblico della città. Sono evidenti i segni presenti sulle lastre dei vasconi da attribuire alle brocche delle donne che per secoli hanno fatto la fila per attingere acqua.
Gli statuti cittadini prevedevano sanzioni severe per chiunque l'avesse sporcata . Un custode, incaricato dai Priori, era tenuto a pulirla e tenere le chiavi della porta che a nessuno era lecito aprire all'infuori di lui.

CUNICOLO PRINCIPALE
Il cunicolo principale è stato concepito, a partire dal VI-V sec. a.C., come mezzo di recupero dell’acqua piovana infiltratasi all’interno del banco tufaceo e per trasferire alle fontane urbane quelle provenienti dalle sorgenti delle Grazie.
Il condotto principale della rete, lunga complessivamente circa 2000 m, dalla fontana ipogea di Piazza della Libertà giunge alla rocca e permette di leggere tutte le tracce di lavorazione e di installazione del cantiere per la sua realizzazione.
Al suo interno si conservano una successione di pozzi di luce per il recupero del materiale cavato, le controsoffittature della volta, recanti i segni delle cannucce e delle piccole centine impiegate per la messa in opera, e le aperture laterali di sfogo per l'acqua, in caso di superamento dei livelli di guardia.
Attualmente il percorso di visita inizia nella fontana ipogea e termina, dopo un tragitto lungo circa 280 m, in prossimità del cosiddetto “Arco del Vascellaro” in corrispondenza dell’omonimo ipogeo

POZZO DI NEVE
Una delle attività produttive presenti nel sottosuolo di Orte è legata allo sfruttamento della neve per la conservazione dei prodotti necessari al funzionamento dell’ospedale cittadino.
Il pozzo di neve rappresenta il livello inferiore di un complesso ipogeo articolato che, ristrutturato nel 1891 come testimoniato da un’iscrizione presente in situ, rappresenta uno dei pochissimi esempi sopravvissuti di questo tipo di strutture.

COLOMBAIA RUPESTRE
Con il termine di colombaie rupestri si indica quella categoria di cavità artificiali che contraddistinguono l’areale corrispondente all’ Etruria meridionale.
Si tratta di camere ipogee ricavate sul ciglio superiore dei pianori tufacei, spesso in prossimità o al di sotto di nuclei abitati tuttora esistenti; sono caratterizzate da pareti quasi totalmente ricoperte da nicchiette, disposte ordinatamente su più file, e da finestre, non sempre conservate. L’allevamento del colombo, in epoca romana, doveva essere molto remunerativo: Varrone indica il valore di una coppia di bei piccioni, venduta al mercato dell’Urbe, pari a 200 nummi o addirittura a 1000.
Scendendo una rampa che da Piazza Solferino scendeva sul ciglione settentrionale della rupe ci si imbatte in un complesso ipogeo composto da due ambienti accessibili per mezzo di una lunga scalinata e provvista di due finestre che affacciano sul fiume Tevere.
Databile al XIII secolo, la piccionaia ha subito, nei secoli successivi, significativi cambiamenti di destinazione d’uso con gli ambienti interni trasformati prima in laboratori tessili e, successivamente, in cantine.