Località

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Monterosi

Nove Giugno 1155: papa Adriano IV e Federico Barbarossa fanno tremare l’Europa del Sacro romano impero in uno degli incontri più drammatici della storia medioevale. L’imperatore vuole il riconoscimento della sua autorità con l’incoronazione a Roma da parte del Pontefice, ma non fa l’omaggio della staffa, cioè non aiuta il papa a scendere da cavallo, il papa per tutta risposta gli rifiuta il bacio della pace. L’incidente diplomatico verrà presto ricomposto con soddisfazione per entrambi.
Diciotto novembre 1649 : Domenico Cocchi e Ranuccio Zambini, sicari di Ranuccio Farnese, uccidono Cristoforo Giarda, neo vescovo di Castro. Quell’attentato costerà alla città di Castro la totale distruzione per ordine di Innocenzo X: di lì a qualche mese verrà rasa al suolo. Nove settembre 1943: Ettore Rosso, sottotenente del Genio, e alcuni volontari fanno brillare quattro mine che annientano la testa della colonna tedesca costringendo i superstiti al ripiegamento. Tre pagine di storia, di altrettante epoche, nel comune scenario di Monterosi, uno dei paesi più appartati della Tuscia, a metà strada fra Roma e Viterbo, lungo la statale Cassia, nella parte più meridionale del viterbese ai confini con la provincia romana. Il laghetto che gli si apre davanti fa parte del sistema vulcanico dei Sabatini: appena tre chilometri quadrati con la profondità massima di sei metri. L’origine del nome è piuttosto eloquente: un monte di rose, così come appare lo stemma comunale, che fa pensare ad un giardino gradevole e fiorito. Ma non è proprio così; anzi le cronache sostengono che fino alla fine del XIX secolo la zona era tutt’altro che amena. Quando era abitata dai Falisci (al tempo degli Etruschi) si faceva chiamare Rosule. Un villaggio di pastori e contadini di cui rimangono vaghi resti custoditi con poca cura. Le tombe a pozzetto e i vasi di uso domestico rinvenuti non sono di molto aiuto per lo storico e il turista; lo è di più la tomba a camera scavata nel tufo, rinvenuta nella vicina contrada di Settevene. I romani trasformarono il nome della località in Rossolum al 27° miglio sulla cassia, come a rimarcare un punto di sosta e di ristoro durante le lunghe camminate verso nord. Le osterie e le locande che nei secoli successivi onorarono questa vocazione di “posta”, sono le antenate dei nostri autogrill. Si ricordano questi nomi: l’Osteria del Frasaccio,quella della Campana, la taverna di San Giorgio (gestita addirittura da un cardinale), l’Albergo dell’Angelo, l’Hostaria di San Marco, le locande della Corona e altre. Tutto è scomparso. Qualcosa è rimasta dell’Osteria della Campana: un portale con arco sulla cui pietra si fa notare l’altorilievo di una campana. Da ricordare la Fontana Vecchia e la cosiddetta Fonte di Papallione della prima metà del Cinquecento, costruita in occasione del “passaggio” a Monterosi di Leone X. Naturalmente non è stato solo il papa a sostare da queste parti. L’elenco degli ospiti è nutrito. Citiamo : Clemente VII, Paolo III, PIO VII, Gregorio XVI. Col rischio di peccare di irriverenza aggiungiamo anche Gioacchino Belli,il cantore della Roma Ottocentesca, che proprio a Monterosi scrisse un sonetto di ispirazione locale “ L’amichi dell’osteria”. Il filo della storia si segue a fatica per carenza di notizie e documenti. Il più antico, comunque, risale al marzo del 1081 : è una bolla di Gregorio VII che si limita ad assegnare i teritori di Rossulum, compreso il laghetto, all’Abbazia di Sant’Atanasio retta dai cluniacensi di San Paolo alle tre fontane di Roma.Da allora Mons Rosulum, come lo chiamerà Innocenzo XIII, sarà legato a doppia mandata alle sorti di questa abbazia, salvo momentanee intromissioni di alcuni signorotti dei dintorni: Anguilllara, Malabranca, Orsini, di Vico, Colonna ed altri. L’accenno iniziale al Barbarossa e allo storico incontro-scontro con Adriano IV ci conferma l’importanza della posizione strategica di Monterosi (oggi perduta a seguito della variante della Cassia) che si pone al centro di un triangolo con i vertici puntati su Viterbo, Roma e Nepi verso la Flaminia.E’ per questo che alcuni anni dopo Federico II vi fece costruire un castello con la torre di guardia sopra il borgo, nel punto più alto da dove si tenevano d’occhio Roma e la piana viterbese. Oggi è rimasta soltanto la torre. Gli anni d’oro di Monterosi furono quelli del Cinquecento, quando Alessandro Farnese fece costruire, nell’area dell’antica abbazia, il Palazzo Cardinalizio per sua residenza, coevo a quello più noto della vicina Caprarola. Al XVI secolo risale anche l’interessante Chiesa di San Giuseppe, originale per la sua forma orientaleggiante con la cupola ottagonale ricoperta di coppi. Al seicento invece si riferisce la Parrocchiale di Santa Croce, dove sono custodite le reliquie dei santi Vincenzo ed Anastasio, protettori di Monterosi.